PARMA: Giovanna d’Arco – Giuseppe Verdi, 26 gennaio 2025 a cura di Silvia Campana
GIOVANNA D’ARCO
Giuseppe Verdi
Dramma lirico in tre atti su libretto di Temistocle Solera dal dramma Die Jungfrau von Orléans di Friedrich Schiller.
Edizione critica a cura di Alberto Rizzuti Casa Ricordi, Milano.
Prima rappresentazione il 15 febbraio 1845al Teatro alla Scala di Milano
Direttore MICHELE GAMBA
Regia EMMA DANTE
Personaggi e Interpreti:
- Carlo VII LUCIANO GANCI
- Giovanna NINO MACHAIDZE
- Giacomo ARIUNBAATAR GANBAATAR
- Delil FRANCESCO CONGIU*
- Talbot KRZYSZTOF BACZYK
*Già allievo dell’Accademia Verdiana
Scene CARMINE MARINGOLA
Costumi VANESSA SANNINO
Luci LUIGI BIONDI
Coreografie MANUELA LO SICCO
FILARMONICA ARTURO TOSCANINI
CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA
Maestro del Coro MARTINO FAGGIANI
Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
Teatro Regio di Parma, 26 gennaio 2025
Emma Dante sembra voler omaggiare le tradizioni della sua Sicilia con questa nuova produzione di Giovanna d’Arco, presentata al Teatro Regio di Parma quale titolo inaugurale della sua Stagione 2025.

photo©Roberto Ricci
Solo apparentemente distaccata da una più rigorosa chiave drammaturgica, l’asciutta lettura registica sembra prendere piuttosto vita attraverso una raffinata scelta iconografica.

photo©Roberto Ricci
Così, su di un palcoscenico scarno ed essenziale, il lavoro della Dante si apre traducendo l’orrore del conflitto bellico in immagini di guerrieri con armature lucenti che, quasi Pupi sospesi da fili, cadono trafitti, alla ricerca di chissà poi quale gloria. Una chiave narrativa che accompagnerà anche Giovanna nel suo percorso interiore, visualizzato attraverso l’immagine di una intricata ed onirica foresta dove gli spiriti del bene e del male, impersonificati da mimi, sembrano emergere quasi da un leggendario arturiano.

photo©Roberto Ricci
Arcate fiorite invaderanno poi il palcoscenico con l’evoluzione del dramma avviluppando anche i simboli della Passione, con un risultato che, data anche la fragile consistenza drammaturgica del testo che Temistocle Solera trasse da Die Jungfrau von Orléans di Friedrich Shiller, autore molto amato da Verdi, giunge nel suo complesso se non ad emozionare certo a convincere.

photo©Roberto Ricci
Tracciando un filo simbolico tra la morte e la vita, la forza dell’immagine (che sembra trovare origine da quel gusto di fine Ottocento che inondava i quadri di Alma – Tadema) giunge così ad una sua completa espressione.
Nino Machaidze offre un ritratto di Giovanna corretto vocalmente e di una certa intensità, anche se distante da un canto più emozionale ed intimamente scolpito.

photo©Roberto Ricci
Luciano Ganci ben si destreggia quale Carlo VII e, pur un po’ monocorde nelle intenzioni, convince per nitore timbrico e giusta professionalità.

photo©Roberto Ricci
Il baritono Ariunbaatar Ganbaatar sembra voler indubbiamente continuare con successo la preziosa ed eccellente serie di vocalità orientali nel registro baritonale. Il timbro molto esteso, di bel colore ed assai ben dominato tecnicamente si sposava con una chiave interpretativa dolente ed assai ben cesellata, fornendo il miglior biglietto da visita per questo giovane artista che, con questa sua interpretazione di Giacomo, si colloca indubbiamente in una prospettiva di rilievo nel panorama vocale contemporaneo.

photo©Roberto Ricci
Completavano correttamente il cast Francesco Congiu (Delil) e Krzysztof Baczyk (Talbot). Bene il coro del teatro Regio diretto da Martino Faggiani.
Michele Gamba alla guida della Filarmonica Arturo Toscanini trovava giusta misura ed intensità cromatica in questa ancora acerba partitura verdiana.

photo©Roberto Ricci
Teatro gremito ed applausi per tutti gli interpreti ed il Direttore.
Silvia Campana