PALERMO: Stefano Bollani – Piano Solo Tour, 3/4 marzo 2025 a cura di Maristella Panepinto

PALERMO: Stefano Bollani – Piano Solo Tour, 3/4 marzo 2025 a cura di Maristella Panepinto

  • 06/03/2025

Teatro Massimo di Plaermo, 3/4 marzo 2025


Pareva scherzasse Bollani, quando al pubblico del teatro Massimo, in en plain di posti, ha chiesto di rimanere in silenzio, di non applaudire per i primi venti minuti dello spettacolo. Appena il tempo di eseguire diciotto suoi preludi. Un’impresa eroica per una platea composita: bimbi, ragazzi, adulti d’ogni età e veterani d’ogni tempo. Due note caute, è così che il maestro ha iniziato la sua narrazione al pianoforte.

Per molti sono opere sconosciute, senza particolare reciprocità musicale. Alcune sono struggenti, altre versatili, talune romantiche al punto da evocare il Claire de lune di Debussy. Silenzio! Bollani lo aveva evocato e tutti ascoltano senza fiatare. Non perché sembra brutto disattendere le indicazioni del maestro, quanto perché in pochi istanti l’artista ha creato l’opera, il fiato sospeso, il battito mancante, la magia. Sempre in nome di questa il pubblico applaude esattamente quando è il momento di farlo. Bollani ringrazia, inanella un paio di battute spontanee, modeste, nel senso più squisito del termine. Così come il maestro si presenta al suo pubblico: con semplicità. Jeans e camicia sportiva, scarpe da ginnastica con ammortizzatori, che gli torneranno utilissimi, perché nel corso delle due ore di spettacolo Bollani non risparmierà saltelli e piccole acrobazie. È risaputo che il pianista milanese abbia un rapporto fisico, percussivo con il suo strumento musicale. Si danno forza a vicenda. Parte la seconda parte del concerto, quella dell’anima jazz, che sbriglia gli umori dei presenti in sala. La lunga formazione jazzistica di Bollani esplode, ma ecco le intercapedini del pop, del rock, della classica e di quei suoni del Sudamerica, che hanno consacrato la versione più popolare dell’artista. Perché Bollani è uno dei pochi grandi che sa essere pop senza svendersi al commercio facile o alle logiche populistiche.
Lui rincorre note, che il pubblico  insegue in estasi. Si contempla la maestria, la velocità, la capacità esecutiva, gli sbalzi d’umore del pianoforte, che alla guida di Bollani regala melodie note, mischiate a canzoni popolari, quindi a refrain cult del cinema e del pop. Cambiano i motivi, quindi le tonalità, in un saliscendi di passioni, che sono quelle dell’esecutore, che non segue spartiti, che non preme sui pedali, che pare essere da solo in mezzo al niente e invece ha intorno centinaia di estimatori.
Applausi e ancora applausi. Mentre Bollani suona George Harrison, Chick Corea, King Krimson, Belew i Beatles, i classici brasiliani e perfino qualche eco della tradizione regionale di casa nostra.
Lui racconta brevi flash di musica, di vita, pure una barzelletta,  una piccola freddura, “roba da musicisti”, sottolinea.
Quindi la terza parte, che è solo la prosecuzione di un atto unico. Bollani chiede al pubblico cosa voglia ascoltare. Gli viene richiesto di tutto: Dalla, Daniele, Toquino, Summertime, Volare e c’è pure un bimbo che urla “La leva calcistica del 68”, che diventa il leit motiv, l’intermezzo ironico dell’ultima mezz’ora di emozioni in musica. Bollani inizia imitando Paolo Conte. È solo l’occhiello di un carosello di musica, di un melting pot di generi, di autori e di note. “Je so pazz” di Pino Daniele si infila dentro “Bartali” di Paolo Conte e poi si intrufola “Tico Tico”. Lì il maestro Bollani non lascia apertura. La esegue d’un fiato, cambia le tonalità una, due, cinque volte. Non si ferma, si appassiona ed appassiona il pubblico, che a un certo punto esplode in un delirio di applausi, perché “Tico- tico no fubà” di Zequinha  de Abreu è una prova di stile e di forza per qualsiasi musicista. Ed è godimento puro per chi ascolta. Gran finale con tanto di dedica a Nino Rota, sulle note di Otto e mezzo. Altro sfogo d’arte di Bollani, che inizia pacato e continua con vigore, con forza e con la maestria di chi riesce a sbizzarrirsi sul pianoforte alla velocità della luce, senza perdere una sola nota. Un maestro dalla grande formazione, un talento, un istrione, ma anche un artista completo, che sul palco dimostra di conoscere la musica dalla a alla z, da quella coltissima a quella popolare. Bollani tratta le note con rispetto, pare grato al pianoforte, al quale rivolge uno sguardo dolcissimo prima di lasciare il palco, di ringraziare e di lasciarsi alle spalle gli applausi del pubblico in piedi al teatro Massimo di Palermo.

Maristella Panepinto

Share this Post