GENOVA: Falstaff – Giuseppe Verdi, 7 marzo 2025 a cura di Silvia Campana
Falstaff
Commedia lirica in tre atti di Giuseppe Verdi, libretto di Arrigo Boito dalla commedia The Merry Wives of Windsor e dal dramma The History of Henry the Fourth di William Shakespeare
Maestro concertatore e direttore Jordi Bernàcer
Regia Damiano Michieletto
ripresa da Andrea Bernard
Personaggi e interpreti:
- Sir John Falstaff Ambrogio Maestri
- Ford Ernesto Petti
- Fenton Galeano Salas
- Dottor Caius Blagoj Nacoski
- Bardolfo Oronzo D’Urso
- Pistola Luciano Leoni
- Alice Ford Erika Grimaldi
- Nannetta Caterina Sala
- Mrs. Quickly Sara Mingardo
- Mrs. Meg Page Paola Gardina
Scene Paolo Fantin
Costumi Carla Teti
Luci Alessandro Carletti
Video Rocafilm Filmproduktion
Orchestra, Coro e Tecnici dell’Opera Carlo Felice Genova
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Balletto Fondazione Formazione Danza e Spettacolo “For Dance” ETS
Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Teatro Carlo Felice, 07 marzo 2025

photo@Marcello Orselli
Confermando la corretta politica culturale che il Sovrintendente Claudio Orazi porta avanti già da qualche tempo affiancando titoli e produzioni più popolari ad altri di più difficile appeal,
giunge a Genova l’allestimento di Falstaff che Damiano Michieletto ideò nel 2013 per il Festival di Salisburgo e fu poi ripreso al Teatro alla Scala di Milano nel 2017.

photo@Marcello Orselli
Spettacolo marcatamente teatrale, questo del regista veneziano è uno tra quelli che più colpisce e commuove, interroga e fa riflettere per le dinamiche e per i temi universali sui quali si concentra, sempre in perfetta connessione con i temi che muovono il capolavoro verdiano.
Tutto il dramma si svolge all’interno di uno stesso spazio scenico (perfettamente realizzato da Paolo Fantin) e cioè il salone principale di Casa Verdi che, com’è noto, il grande musicista decise di donare al Comune di Milano quale sostegno e riposo per artisti meno fortunati o troppo prodighi.

photo@Marcello Orselli
In questo luogo (che si capirà presto mutarsi in spazio della mente e del ricordo) si muove, in mezzo ad altri ospiti, un anziano artista che s’intuisce essersi confrontato più volte, durante la sua lunga carriera, con il personaggio shakespiriano (lo suggeriscono i numerosi ed affascinanti flash back fotografici che ne ricordano la carriera) e dal suo sonno (quasi come quello fatato dei personaggi de The midsummer night’s dream) scaturiranno mano mano tutti i personaggi del dramma.

photo@Marcello Orselli
We are such as stuff that dreams are made on, and our little lift is rounded with a sleep (“Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e la nostra breve vita è circondata dal sonno”) fa pronunciare il Bardo a Prospero (The tempest), l’ultimo dei suoi grandi personaggi (come lo sarà Falstaff per Verdi), e proprio questo filo sottile connetterà lo spazio reale con quello onirico, caratterizzando questa produzione come una delle più profonde e riuscite del regista, in quest’occasione ripresa da Andrea Bernard.

photo@Marcello Orselli
I piani delle due realtà continuano ad alternarsi, condividendo una stessa matrice comune che il tempo sembra spostare di poco (toccante la comparsa di Fenton e Nannetta a cui viene ad affiancarsi un’anziana coppia unita da un medesimo forte sentimento) e la narrazione viene volta per volta arricchita dagli strumenti di scena, che diventano a tratti coprotagonisti (il lampadario che oscilla pericolosamente scosso dalla gelosia di Ford così come il lenzuolo immenso che funge da nascondiglio per il corpulento amante) e a volte complici (il carrello da infermiera che presenta a Falstaff una procace Quickly).

photo@Marcello Orselli
Tutto prende vita dalla magia della parola, dall’ispirazione, dall’estro creativo e quando questi cessano di esistere, colpiti dalla disillusione (“Mondo ladro”), è la stessa creazione a morire per poi risorgere magicamente al loro ridestarsi ( “… e quivi risveglia il picciolo fabbro dei trilli”).
Nulla è mai lasciato al caso ma sottolineato costantemente da un lavoro drammaturgico che non abbandona mai il testo ma si sostanzia in esso ampliandone il significato.

photo@Marcello Orselli
Un sarcastico funerale diventa così la scena della foresta di Herne in cui il protagonista, dopo il sogno di un eterno Venusberg, diviene attore principale (novello Scrooge al cospetto dello spettro dei Natali futuri) dell’allestimento della sua morte, precipitato in una liturgia funeraria dove selve di miserere, incensi e litanie dominano ironicamente (“Domine fallo casto!” – “Ma salvagli l’addomine”) intorno al tema dato.

photo@Marcello Orselli
Inutile dire che in questo contesto risulta centrale l’apporto di un cast che, quasi perennemente presente in palcoscenico, condivida e potenzi con la propria interpretazione il messaggio registico ed in questa sede il contributo non è certo venuto a mancare.
Ambrogio Maestri ha visto nascere questa produzione e indubbiamente vi si si pone quale interprete di riferimento. Nonostante una vocalità non certo priva di pecche (ma Falstaff è personaggio che storicamente trova la sua centralità in altro), l’attenzione dell’artista al fraseggio ed alla marcatura espressiva del carattere (che in questa lettura diviene non facile da comunicare rispetto al consueto ed obsoleto ritratto da vecchio gagà panciuto) è totale: il suo ritratto delineato tramite tutte le marcature ed i chiaroscuri lo rendono infatti completo ed un unicum nell’odierno panorama musicale.

photo@Marcello Orselli
Erika Grimaldi, dalla vocalità suadente ed espressiva, ha ben tratteggiato la sua Alice attraverso quel canto così costantemente gioioso ed ironico che ne sigla la cifra distintiva.
La raffinata vocalità della Quickly di Sara Mingardo affascinava e divertiva per il fascinoso connubio di ironia e arguzia che ne caratterizza i tratti.

photo@Marcello Orselli
Molto bene anche la Nannetta di Caterina Sala dalla morbida ed assai ben sostenuta timbrica. Completava correttamente il quartetto delle comari la Meg di Paola Gardina. Assai interessante Ernesto Petti quale Ford anche se troppo spesso sbilanciato a favore della pregevole e preponderante vocalità. Il Fenton di Galeano Salas brillava per la bellezza del suo strumento nonostante l’intonazione non risultasse sempre perfettamente equilibrata.
Molto bene Blagoj Nacosky (un divertente Dott. Caius), Oronzo D’Urso (Bardolfo) e Luciano Leoni (Pistola).

photo@Marcello Orselli
Corretto il coro del Teatro Carlo Felice diretto da Claudio Marino Moretti. Jordi Bernàcer ha guidato con espressivo vigore e giuste dinamiche l’orchestra, evidenziando le sfumature di questa complessa partitura.
Teatro gremito ed applausi per tutti gli interpreti ed il Direttore.
Silvia Campana