LODI: Suor Angelica – Giacomo Puccini, 15 marzo 2025 a cura di B.Dietrich
Suor Angelica
opera lirica in un atto di Giacomo Puccini
su libretto di Giovacchino Forzano
Preludio del M° Sirio Scacchetti
Direttore d’orchestra Sirio Scacchetti
Regia Davide Garattini Raimondi
Personaggi e Interpreti:
- Suor Angelica Cristina Giannelli
- Zia Principessa Sofio Janelidze
- La Badessa Maria Candirri
- Suor Genovieffa Elena Finelli
- Suor Osmina Roxana Diaz Vanden Bosch
- Suor Dolcina Francesca Pusceddu
- Suora Infermiera Elena Serra
- Una Novizia Maria Eleonora Caminada
Luci Paolo Domenico Vitale
Movimenti scenici e assistente alla regia Barbara Palumbo
Costumi Sartoria Arrigo
Produzione Opera Promotion in collaborazione con Festival Pucciniano Torre del Lago
Teatro alle Vigne, 15 marzo 2025

Photo©A.Villa
Autore di due dei tre titoli facenti parte del trittico pucciniano, Giovacchino Forzano già direttore del Il giornale apuano, nonché massone e amico personale di Benito Mussolini, porta in luce con la sua Suor Angelica le peculiarità della vita claustrale pur non tralasciando l’aspetto più prettamente spirituale e religioso dei benefici della redenzione. Di lui è possibile reperire un interessante documento RAI, qui il link. La prima assoluta ebbe luogo il 14 dicembre 1918 al Metropolitan di New York, pochi giorni dopo la fine della prima guerra mondiale, preceduta ad onor del vero da un’esecuzione del maestro Puccini al pianoforte presso il piccolo monastero di Vicopelago, dove la sorella e le altre monache ne furono entusiaste.

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La brevità gran pregio… Suor Angelica non raggiunge l’ora intera di musica, ciononostante raccoglie in sé e trasmette una gran quantità di emozioni forti e di spunti di riflessione, sì legati alla vita monastica ma anche alla reale natura della miseria dell’indole umana.

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Davide Garattini Raimondi assistito da Barbara Palumbo, porta in scena pochi elementi, le due protagoniste Suor Angelica e la Zia Principessa, sei sorelle, e l’unico attrezzo costituito da bianche lenzuola che modellate ad arte e impiegate per i vari scopi, costituiranno l’unico elemento scenico. Così è che l’attenzione si focalizza sull’azione ed il significato intrinseco d’ogni singolo gesto, bene architettato e inserito in un quadro di tradizione e naturale leggibilità, pur risultando fresco e assolutamente moderno.

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La rappresentazione è preceduta da un interessante preludio (antefatto) scritto, così come la ben curata riduzione a quattro elementi ed un pianoforte (Dragan Babic), dal giovane e talentuoso maestro Sirio Scacchetti, del quale si può parlare già in termini di certezza. La sua attenzione al palco costituisce una garanzia, un valore aggiunto non sempre da assumere per scontato. Idee, piglio e polso autorevole fanno di lui una rivelazione da tenere in alta considerazione. I costumi sono quelli della ben nota Sartoria Teatrale Arrigo. Adeguate le luci di Paolo Domenico Vitale.

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Bene le interpreti, tutte a partire dalle sei sorelle, La badessa Maria Candirri, suor Genofieffa Elena Finelli, suor Osmina Roxana Diaz Vanden Bosch, suor Dolcina Francesca Pusceddu, suora Infermiera Elena Serra, Una Novizia Maria Eleonora Caminada, ognuna perfettamente calata nella rispettiva parte. Benissimo la Suor Angelica del soprano Cristina Gianelli dalle indubbie qualità vocali e attoriali messe in luce in ben due recite successive nello stesso pomeriggio (prova generale e recita – ma si sa a volte bisogna arrangiarsi con quel che passa il convento!). Intensa ed emozionante tanto nella più famosa aria senza mamma quanto nella scena finale, condita da strazianti gesta di dolore e pentimento per il peccato mortale compiuto nel darsi la morte.

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Sofia Janelidze al suo debutto nell’altrettanto difficile ruolo della Zia Principessa, mette perfettamente a fuoco l’insidioso e totalmente anaffettivo personaggio chiave della narrazione, punto di rottura nella già tormentata vita della povera monaca. Nessuna empatia, nessun condono, solo il compito che con assoluta caparbietà e determinatezza porterà a termine, quello della firma alla rinuncia dei beni. Il perdono per l’onta arrecata al bianco stemma di famiglia da una gravidanza fuori dal matrimonio non è nelle sue corde. L’applomb è giusto quella della zia di nobile estrazione, tanto acida quanto inamovibile, insidiosa. Così è il tono della sua voce, morbido ma anche austero, mai volgare nella ricerca di inutili affondi, non propri a quanto si conviene ad una principessa, in quella che è certo una non facile tessitura scritta sul passaggio.

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Il Teatro alle Vigne, in quel di Lodi, sorge in quella che fu la cappella di S. Giovanni e Ognissanti alle Vigne, appartenente all’ordine religioso degli Umiliati, costruita insieme al convento alla fine del XIII secolo. La produzione è curata da Opera Promotion in collaborazione con Festival Pucciniano Torre del Lago.

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Il pubblico intervenuto copioso all’evento, si è mostrato caloroso e soddisfatto.
B.Dietrich