FERRARA: L’Orfeo – Claudio Monteverdi, 22 gennaio 2022 a cura di Matteo Cucchi
L’ORFEO
favola in musica su libretto di Alessandro Striggio
Claudio Monteverdi
edizione Critica Bernardo Ticci Edizioni
direttore Ottavio Dantone
regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
Personaggi e Interpreti:
- Orfeo Giovanni Sala
- La Musica Vittoria Magnarello
- Messaggera Margherita Maria Sala
- Pastore I Massimo Altieri
- Pastore II Luca Cervoni
- Proserpina Delphine Galou
- Speranza Maria Luisa Zaltron
- Caronte Mirco Palazzi
- Plutone Federico Sacchi
- Euridice Eleonora Pace
- La ninfa Chiara Nicastro
Accademia Bizantina
Coro Cremona Antiqua
maestro del coro Antonio Greco
coreografo Gino Potente
light designer e regista collaboratore Massimo Gasparon
danzatori: Elvira Maria Ambruoso, Amedeo Angelone, Maria Novella della Martira, Giampaolo Gobbi, Giovanni Imbroglia, Anna Occelli, Gino Potente, Lilia Santarossa
coproduzione Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro Comunale di Ferrara
Teatro Comunale di Ferrara, 22 gennaio 2022
La mitologia greca è notoriamente ricca di racconti pervenutici in diversi modi; dalla rappresentazione a figure nere o rosse sul vasellame all’elaborazione letteraria di autori classici come Eschilo. Non è però da sottovalutare la rielaborazione di tali racconti da parte di autori posteriori allo splendore greco talvolta anche di molti secoli. Il mito di Orfeo ne è sicuramente un esempio in quanto il suo viaggio nell’Oltretomba è stato fonte di ispirazione per alcune delle più grandi produzioni artistiche della storia occidentale: ne sono un esempio i passi dell’Eneide del poeta latino Virgilio e La Divina Commedia di Dante Alighieri. Il mito di Orfeo, in comunione con altri racconti con i quali si intreccia e che vedono coinvolti Ade e Persefone, ha inoltre contribuito direttamente o indirettamente a riflessioni di carattere filosofico e teologico: si pensi ad esempio al mito di Er, tratto da La Repubblica di Platone o al testo apocrifo della Visione di San Paolo contenuta nel Nuovo Testamento.
L’importanza del mito orfico fa sì che nel XVII secolo, e precisamente nel 1607, questi venga rappresentato come Opera su libretto di Alessandro Striggio e con la musica di Claudio Monteverdi. Ancora una volta sull’onda del cambiamento e della rivoluzione, in questo caso artistica, il viaggio nell’Oltretomba contribuisce a segnare una svolta: così come Enea, col suo viaggio, accompagna il passaggio di Roma da Repubblica a Impero e Dante dà il più significativo contributo all’emancipazione del fiorentino e al suo processo di diffusione come lingua nazionale, Orfeo torna in auge per stravolgere completamente la rappresentazione teatrale fino ad allora incentrata prevalentemente su tragedie e commedie; come nel caso del teatro elisabettiano di Shakespeare (peraltro contemporaneo a Monteverdi).
L’Orfeo monteverdiano porta con sé le tracce del viaggio millenario compiuto dal personaggio nelle differenti culture con le quali è venuto a contatto. La prova più lampante è la latinizzazione dei personaggi di Ade, signore dell’Oltretomba, e della sua regina Persefone; i quali nell’opera, così come nel pantheon romano, divengono Plutone e Prosperpina. La trasposizione onomastica non è certo l’unico fenomeno. Così come Dante si fa accompagnare dall’anima di Virgilio, l’Orfeo giunge alle soglie del regno di Plutone accompagnato da Speranza che puntualmente è costretta ad abbandonare il compagno poiché all’ingresso di quel luogo, così come riporta Dante nel III Canto dell’Inferno, essa legge la scritta ivi posta “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”. L’Opera in questione si presenta quindi come un’interpretazione più moderna e figlia del suo tempo di un mito che ha conosciuto una gran quantità di rielaborazioni nel corso dei millenni.
Alla luce di queste premesse la scelta di una scena dai tratti temporali e ambientali non delineati assume un significato più profondo della più comune estrapolazione contestuale. I costumi di Pier Luigi Pizzi sono moderni, monocromatici, e oltre che a focalizzare l’attenzione, aiutano a comprendere meglio la caratterizzazione dei personaggi in scena. La regia, sempre di Pier Luigi Pizzi, risulta chiara e pulita. L’Orchestra Accademia Bizantina, diretta egregiamente da Ottavio Dantone, è posizionata ai lati del palcoscenico divenendo di fatto parte integrante dell’azione scenica ed elemento caratterizzante del protagonista; Orfeo nella tradizione greca rappresenta infatti l’archetipo del cantore. La buca come ampliamento dello spazio scenico aggiunge una dimensione di profondità verticale utile per il viaggio di Orfeo nell’ade. Grande maestria e teatralità emergono dai cambi di scena effettuati in tempo reale con il solo impiego delle ottime luci di Massimo Gasparon e dei fumi a partire dal III atto.
In linea con quanto avveniva in passato la vicenda si adatta ai tempi e ai luoghi in cui viene rappresentata, in questo caso, concludendosi con Orfeo che sopravvive abbandonato al proprio destino.
.Di ragguardevole livello l’interpretazione di Giuseppe Sala nell’impegnativo ruolo di Orfeo, quello di
Eleonora Pace in Euridice. Altrettanto bravi Federico Sacchi in Plutone e Delphine Galou in Proserpina. Mirco Palazzi tratteggia un Caronte di notevole spessore. Molto belle e ben dosate le voci di Maria Luisa Zaltron in Speranza e di Margherita Maria Sala nella Messaggera. Completano il cast: La Musica di Vittoria Magnarello, i pastori I e II, rispettivamente Massimo Altieri e Luca Cervoni, e per finire la ninfa Chiara Nicastro. Tutti perfettamente a fuoco e centrati nella parte.
Meritati applausi alla ribalta finale da parte di un pubblico, quello ferrarese, sempre attento e caloroso.
Matteo Cucchi