GENOVA:  Andrea Chénier – Umberto Giordano, 06 febbraio 2025 a cura di Silvia Campana

GENOVA: Andrea Chénier – Umberto Giordano, 06 febbraio 2025 a cura di Silvia Campana

  • 11/02/2025

Andrea Chénier
Il dramma storico di Umberto Giordano
Dramma storico in quattro quadri di Umberto Giordano, libretto di Luigi Illica

Allestimento della Fondazione Teatro Comunale di Bologna e dell’Opéra Garnier Monte-Carlo


 

Maestro concertatore e direttore Donato Renzetti

Regia  Pier Francesco Maestrini

 

Personaggi e interpreti:

  • Andrea Chénier Fabio Sartori
  • Carlo Gérard Amartuvshin Enkhbat
  • Maddalena di Coigny Maria Josè Siri
  • La mulatta Bersi Cristina Melis
  • La contessa di Coigny Siranush Khachatryan
  • Madelon Manuela Custer
  • Roucher Nicolò Ceriani
  • Fléville Matteo Peirone
  • Fouquier Tinville Marco Camastra
  • Mathieu Luciano Roberti
  • Un incredibile Didier Pieri
  • L’abate Gianluca Sorrentino
  • Il maestro di casa Franco Rios Castro
  • Dumas Angelo Parisi
  • Schmidt Andrea Porta

Scene e video Nicolás Boni

Costumi Stefania Scaraggi

Coreografia Silvia Giordano

Luci Daniele Naldi

Orchestra, Coro e Tecnici dell’Opera Carlo Felice Genova
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Balletto Fondazione Formazione Danza e Spettacolo “For Dance” ETS

 

 

Teatro Carlo Felice, 06 febbraio 2025


photo@Marcello Orselli

Nata per il teatro Comunale di Bologna nel 2022 la produzione di Andrea Chénier, firmata da Pier Francesco Maestrini e presentata dal teatro Carlo Felice di Genova nel corso della corrente Stagione, è l’esempio più chiaro e lampante di un genere di allestimento che, specie in questi ultimi anni, sta proliferando sui nostri palcoscenici.

Rigorosamente impostato su di una lettura registica che trova la sua ragion d’essere nella riproduzione didascalica dell’ambiente descritto nel libretto (che di questi tempi risulta sempre più impattante grazie alle più recenti tecnologie), questo tipo di lavori non cessa di affascinare quella parte di pubblico che ricerca ed ama nel teatro più il sapore ed il fascino di ciò che è stato che la ricerca e la riflessione sui temi universali che contribuiscono oggi a mantenerne inalterato il fascino.

photo@Marcello Orselli

Nel caso dell’opera di Giordano quell’empatica miscela di emozioni che contribuisce a renderla ancor oggi così amata ed affascinante e che la partitura perfettamente interpreta, non credo risieda tanto nel fascino ‘splatter’ di certe efferatezze presenti nei crimini della Rivoluzione francese quanto in tematiche ancor oggi attuali quali le terribili conseguenze del deflagrare di qualsiasi violenza, il pregiudizio o la trascinante potenza di un ideale.

Ma tutto resta comunque e sempre una questione di gusti e di come si sceglie di guardare all’interno di uno stesso caleidoscopico prisma.

photo@Marcello Orselli

Maestrini ci trasporta con la sua lettura all’interno di una Parigi cristallizzata attraverso i tratti dei pittori del Neoclassicismo francese (Ingres e David su tutti) e ne clona una visione esteticamente rigida anche se non priva di spunti potenzialmente interessanti (la cornice che isola il I quadro da cui progressivamente si esclude Gérard) che un massiccio uso di proiezioni (scene e video di Nicolás Boni) contribuisce a potenziare tramite spettacolari quanto discutibili visioni.

Perfettamente in linea con lo spirito registico si è mosso il cast impegnato in palcoscenico. Fabio Sartori delinea uno Chénier prevalentemente vocale in cui la professionalità dell’artista certo emerge con sicurezza (“Sì, fui soldato”, “Come un bel dì di Maggio”) ma a cui manca quello sfumato interpretativo dal quale dovrebbe emergere l’animo poetico del personaggio.

photo@Marcello Orselli

Corretta ed misurata, la Maddalena tratteggiata da Maria Josè Siri trovava soprattutto nel III Atto (“La mamma morta”) momenti di bell’ intensità emotiva e giusta espressività grazie ad un calibrato uso di piani e mezze voci.

Sempre vocalmente eccellente Amartuvshin Ekbath delineava con veemenza il suo Carlo Gérard anche se ne restava (in quest’occasione) un po’ troppo ai margini.

Molto bene tanto sotto il profilo vocale quanto interpretativo Didier Pieri e Cristina Melis rispettivamente impegnati nei personaggi di Un incredibile e della mulatta Bersi.

photo@Marcello Orselli

Professionali nelle loro caratterizzazioni Nicolò Ceriani (Roucher), Luciano Roberti (Mathieu), Siranush Khachatryan (Contessa di Coigny), Manuela Custer (Madelon), Matteo Peirone (un sofisticato Fléville) e Marco Camastra (inesorabile Fouquier Tinville).

Completavano il cast Gianluca Sorrentino (L’abate), Franco Rios Castro (Il maestro di casa), Angelo Parisi (Dumas) e Andrea Porta (Schmidt).

photo@Marcello Orselli

Gradevole l’apporto dei ballerini di “For Dance” ETS, Balletto Fondazione Formazione Danza e Spettacolo.

Corretto il Coro del Teatro Carlo Felice diretto da Claudio Marino Moretti.

Poco omogenea e sostanzialmente slegata la direzione di Donato Renzetti che saprà certo trovare nelle repliche maggior misura e compattezza.

Una sala gremita ed un gran successo di pubblico salutavano al termine artisti e Direttore.

Silvia Campana

 

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